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Gabriele Archini
Consulente Assicurativo e Finanziario
La gestione della liquidità
Gent.ma Signora, Gent.le Signore,
in occasione del terzo appuntamento della mia comunicazione periodica voglio affrontare il tema della gestione della liquidità presente sui conti correnti da
parte di chi non intende effettuare operazioni di investimento più o meno impegnative in termini di rischio e di durata ma si
accontenta di una rivalutazione che mitighi l’effetto dell’inflazione.
A tal proposito, escludendo da questa analisi la remunerazione della liquidità presente sul conto corrente da parte degli istituti bancari che si sono decisi –
complice l’inflazione di cui sopra – a ritornare ad un metodo di fidelizzazione della propria clientela di cui si parla ora dopo molto tempo,
lo strumento più usato è quello dei conti-deposito, che da alcuni anni ha soppiantato un altro strumento che ha la medesima funzione: i “Pronti Contro Termine”.
Ma perché i P.C.T. non sono più così diffusi?️ Per rispondere a questa domanda bisogna fare alcune considerazioni.
I Pronti Contro Termine erano un tempo uno strumento finanziario essenziale per le banche italiane e per le aziende per gestire la liquidità. Il loro
funzionamento si basa su un contratto di vendita di titoli, con l'impegno di riacquisto a una data futura a un prezzo prestabilito. Questo tipo di operazione
consente a chi vende (solitamente una banca) di ottenere liquidità immediata, mentre chi acquista (spesso un'azienda o un investitore istituzionale) beneficia
di un interesse determinato dalla differenza tra il prezzo di vendita e quello di riacquisto.
Oggi il loro utilizzo è drasticamente diminuito. Scopriamo insieme il perché:
1) Normative più stringenti
Con l’introduzione di regolamentazioni a livello europeo le banche devono mantenere riserve di capitale più elevate, rendendo i P.C.T. meno appetibili.
2) Costo del “collaterale”
La necessità di fornire uno strumento finanziario (collaterale) di alta qualità, come ad esempio i titoli di Stato, ha reso meno conveniente per le banche usare i P.C.T.
La ricerca “spasmodica” di collaterali di alta qualità ha, inoltre, ridotto la disponibilità di questi titoli, aumentando i costi associati ai P.C.T.
3) Alternative più flessibili
Strumenti come i depositi interbancari e le linee di credito hanno offerto alle banche opzioni più economiche e flessibili rispetto ai P.C.T.
4) Rischio di Controparte
Dopo la crisi del 2008, le banche sono diventate più prudenti nel selezionare le controparti per i P.C.T., riducendone ulteriormente l'uso.
Il lento declino dei P.C.T. rappresenta un segnale dei tempi che cambiano nel settore finanziario imponendo alla c.d. industria del risparmio gestito di trovare
nuove soluzioni più moderne ed efficaci. Certo, l’investimento a breve termine, legato normalmente ad una scarsa tolleranza al rischio, prevede una remunerazione che spesso non riesce neanche
a mantenere il potere di acquisto del capitale impiegato ma può essere usato per mitigare i rischi collegati, invece, agli investimenti più speculativi a medio e
lungo termine, sempre nell’ottica di una sana diversificazione dei propri risparmi.
Il tutto deve partire da un’analisi dei propri obiettivi di vita e delle proprie necessità, personali o familiari, in modo che la pianificazione finanziaria sia
produttiva di risultati il più possibile in linea con le proprie aspettative.
A tal proposito la invito a contattarmi ai recapiti sotto riportati per una consulenza privata professionale.
Alla prossima!
Non tardi a contattarmi
Gabriele Archini
Consulente Finanziario Autonomo - Professionista certificato EFPA
Consulente Assicurativo
Cell: 3283583539 -
Mail: gabriele.archini@gmail.com
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