Pagare meno tasse o investire in modo proficuo?
Quando si parla di investimenti, uno degli argomenti più dibattuti è la possibilità di ridurre il
carico fiscale. In questo articolo, il cui taglio è puramente pratico e non la solita carrellata di
informazioni facilmente reperibili da Google, esploreremo come approcciarsi in modo
efficace agli investimenti dal punto di vista dell'ottimizzazione fiscale, le tipologie di tasse in
Italia sul patrimonio finanziario e come difenderti da proposte fiscalmente convenienti, in apparenza.
Non focalizzarti in primis sulla riduzione delle tasse
È importante non basare gli investimenti in prima istanza sulla riduzione delle tasse. Può
sembrare controintuitivo ma è proprio così. Questo può portare a scelte poco sagge e a
prodotti che non sono adeguati agli obiettivi finanziari. Infatti, concentrarsi in primis sulle
tasse può far cadere nella trappola di chi vende prodotti inadatti o che non permettono di
raggiungere i propri obiettivi a causa di costi elevati, rendimenti sotto la media e quindi
risultati complessivamente deludenti.
Di seguito vedremo per ciascuna tipologia di tassazione, gli esempi di strumenti finanziari.
Le tre principali tipologie di tasse sugli investimenti
Imposta di Bollo
L'imposta di bollo colpisce i conti correnti con giacenze medie superiori ai 5000 euro e i conti
titoli, con un'aliquota dello 0,2%. Alcuni strumenti finanziari, come le polizze vita (ramo I) e i
fondi pensione, sono esenti da questa imposta. Le polizze ramo III (unit linked) prevedono il
pagamento dell'imposta di bollo dello 0,2% in fase di liquidazione (attenzione...).
Tassazione dei Rendimenti
La tassazione dei rendimenti generati dagli investimenti è generalmente al 26%, con alcune
eccezioni per titoli di Stato (12,50%) e fondi pensione (20%), che beneficiano di aliquote
agevolate. Ad esempio, i PIR (Piani Individuali di Risparmio) offrono rendimenti esenti da
tassazione. Questi utlimi sono stati venduti con leva del beneficio fiscale ma i rendimenti si
sono dimostrati decisamente sotto media.
Imposta di Successione
L'Italia è un paradiso fiscale per quanto riguarda l'imposta di successione. Facciamo un
esempio pratico: in Italia l'imposta di successione per singolo erede in linea retta è del 4% su
quanto ricevuto, con franchigia di 1 milione. Nell'ipotesi in cui venga a mancare il padre già
vedovo con due figli e il suo patrimonio è di 1.5M a ciascun figlio spettano 750k (al di sotto
della franchigia) pertanto non pagherebbero nulla. Se fosse invece un solo erede
pagherebbe il 4% su 500k (20k una volta). Molti venditori di prodotti propongono polizze per
la pianificazione successoria, con costi medi del 3% annuo (su 1.5M), spesso anche di più.
Quindi il padre avrebbe sostenuto costi di polizza per 45k all'anno. Invito a valutare
attentamente soluzioni del genere.
Recupero delle Minusvalenze
È possibile compensare le minusvalenze con le plusvalenze derivanti dalla vendita di altri
strumenti, solo con strumenti che generano redditi diversi (oggi nel 2024). Esempio: capital
gain da vendita di singole azioni, obbligazioni, etc, etn, certificati, cedole di certificati.
Dovresti utilizzare strumenti che efficientano la tassazione con l'obiettivo che in primis siano
coerenti con un portafoglio in linea con i tuoi obiettivi, solido e diversificato. Altrimenti cadi
nel classico errore di acquistare strumenti che nel tempo hanno un costo opportunità
maggiore al beneficio fiscale o peggio, generano ulteriori minusvalenze.
In sintesi, è cruciale pensare prima alla pianificazione finanziaria e poi all'ottimizzazione
fiscale. Anche se l'efficienza fiscale è importante, non deve essere il principale criterio di investimento.
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