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Dott.ssa Elena Sirotti
Psicologa
Psicoterapeuta
Via Lazzaro Spallanzani, 32 Modena
389.0623124
info@elenasirotti.it

“Non piangere perché è finito, sorridi perché è successo.”
Gabriel Garcìa Màrquez

Conosciamo le nostre emozioni
La tristezza
La tristezza, insieme alla felicità, alla sorpresa, alla rabbia, alla paura e al disgusto è un’emozione di base, universale e propria anche degli animali. Come tutte le altre emozioni la tristezza non è patologica e non può essere eliminata.

Le componenti tipiche della tristezza, che permettono di distinguerla dalle altre emozioni, sono: avere voglia di piangere, sentire di non poter smettere di piangere, sentirsi stanchi e senza energia, sentirsi vuoti, sentire che niente può interessare o dare piacere.
Ma quando proviamo tristezza?
Si prova questa emozione quando percepiamo una compromissione nel raggiungimento di uno scopo, quando perdiamo qualcosa, quando non conseguiamo un obiettivo ma anche in relazione a cambiamenti di vita, lutti, separazioni e fallimenti personali.

La tristezza ha una funzione evolutiva fondamentale, cioè esiste perché serve a qualcosa. Innanzitutto per non sprecare energie per delle cose che non si possono cambiare (fermarsi e attendere che passi) e in secondo luogo per prendere consapevolezza della perdita, accettarla e permettere all’individuo di riorganizzare le proprie scelte e i propri obiettivi. La tristezza ha quindi un ruolo regolatore che permette di adattarsi alle richieste poste dalla situazione.

Quando la tristezza diventa una malattia
Quando la tristezza diventa intensa, frequente e cronica causa disagio e rischia di trasformarsi in un disturbo depressivo; in questi casi è indicata quindi la consulenza di una persona esperta per comprendere la natura di questo stato emotivo e per ridurne la sofferenza.

La Depressione è un Disturbo dell’Umore. Generalmente chi ne soffre prova frequenti e intensi stati di insoddisfazione e tristezza e tende a non provare piacere nelle comuni attività quotidiane. Le persone che soffrono di depressione vivono in una condizione di costante malumore e con pensieri negativi e pessimisti circa sé stesso e il proprio futuro.

La sintomatologia tipicamente è più intensa al mattino e migliora nel corso della giornata, ma vi sono delle eccezioni. La depressione può manifestarsi con diversi livelli di gravità.

Si può soffrire di depressione in modo acuto (con fasi depressive molto intense ed improvvise) oppure soffrirne in modo cronico e continuo, anche se in forma leggera, con alcuni improvvisi momenti di peggioramento.

Le componenti psicologiche principali che caratterizzano e mantengono la depressione sono:
Ruminazione mentale (autoanalisi): la tendenza ad analizzare continuamente il proprio malessere (mancanza di energia, umore triste) e i propri problemi (perdite o fallimenti) cercando di capire cause e conseguenze (Perché mi è capitato? Perché sto così male? Cosa ho fatto per meritarlo? Dove ho sbagliato?) con il risultato di prolungare lo stato.

Ritiro: indica la riduzione del contatto sociale, delle attività quotidiane o l’evitamento di compiti ed è motivato dall’idea di non essere capace o di non provare alcun piacere, che ha come risultato passività e ulteriore demotivazione.

Autovalutazione negativa (autocritica eccessiva): la tendenza a valutarsi negativamente come incapace, sfortunato, indegno di amore, difettoso, a fronte di errori e mancanze che appartengono alla vita di tutti i giorni.

Negativismo: mantenere l’attenzione costantemente puntata su ciò che manca per essere felici o soddisfatti di sé stessi e della propria vita.

La Psicoterapia Cognitiva e Comportamentale è attualmente considerato dalle linee guida internazionali il trattamento di prima scelta per la cura della depressione. L’uso di psicofarmaci è necessario come supporto alla psicoterapia solo in caso di depressione severa. Gli obiettivi della Psicoterapia Cognitivo Comportamentale della depressione sono: imparare a controllare la ruminazione, ridurre il ritiro dalle attività, acquisire un atteggiamento realistico e autoconsolatorio più che autocritico e autopunitivo, ridurre la fissazione dell’attenzione sugli aspetti negativi di sé e della propria vita.
Ricevo presso lo studio Open Mind
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