Conosciamo le nostre emozioni
La tristezza
La tristezza, insieme alla felicità, alla sorpresa, alla rabbia, alla paura e al
disgusto è un’
emozione di base, universale e propria anche degli animali.
Come tutte le altre emozioni
la tristezza non è patologica e non può essere eliminata.
Le componenti tipiche della tristezza, che permettono di distinguerla dalle
altre emozioni, sono: avere voglia di piangere, sentire di non poter smettere
di piangere, sentirsi stanchi e senza energia, sentirsi vuoti, sentire che niente può interessare o dare piacere.
Ma quando proviamo tristezza?
Si prova questa emozione
quando percepiamo una compromissione nel
raggiungimento di uno scopo, quando perdiamo qualcosa, quando non
conseguiamo un obiettivo ma anche in relazione a cambiamenti di vita, lutti,
separazioni e fallimenti personali.
La tristezza ha una
funzione evolutiva fondamentale, cioè esiste perché serve a qualcosa.
Innanzitutto per non sprecare energie per delle cose che
non si possono cambiare (fermarsi e attendere che passi) e in secondo luogo
per prendere consapevolezza della perdita, accettarla e permettere
all’individuo di riorganizzare le proprie scelte e i propri obiettivi. La tristezza
ha quindi un ruolo regolatore che permette di adattarsi alle richieste poste dalla situazione.
Quando la tristezza diventa una malattia
Quando la tristezza diventa intensa, frequente e cronica causa disagio e
rischia di trasformarsi in un disturbo depressivo; in questi casi è indicata
quindi la consulenza di una persona esperta per comprendere la natura di
questo stato emotivo e per ridurne la sofferenza.
La Depressione è un Disturbo dell’Umore. Generalmente chi ne soffre prova
frequenti e intensi stati di insoddisfazione e tristezza e tende a non provare
piacere nelle comuni attività quotidiane. Le persone che soffrono di
depressione vivono in una condizione di costante malumore e con pensieri
negativi e pessimisti circa sé stesso e il proprio futuro.
La sintomatologia tipicamente è più intensa al mattino e migliora nel corso
della giornata, ma vi sono delle eccezioni. La depressione può manifestarsi
con diversi livelli di gravità.
Si può soffrire di depressione in modo
acuto (con fasi depressive molto
intense ed improvvise) oppure soffrirne in modo
cronico e continuo, anche se
in forma leggera, con alcuni improvvisi momenti di peggioramento.
Le componenti psicologiche principali che caratterizzano e mantengono la depressione sono:
•
Ruminazione mentale (autoanalisi): la tendenza ad analizzare
continuamente il proprio malessere (mancanza di energia, umore
triste) e i propri problemi (perdite o fallimenti) cercando di capire
cause e conseguenze (Perché mi è capitato? Perché sto così male?
Cosa ho fatto per meritarlo? Dove ho sbagliato?) con il risultato di
prolungare lo stato.
•
Ritiro: indica la riduzione del contatto sociale, delle attività quotidiane
o l’evitamento di compiti ed è motivato dall’idea di non essere capace
o di non provare alcun piacere, che ha come risultato passività e ulteriore demotivazione.
•
Autovalutazione negativa (autocritica eccessiva): la tendenza a
valutarsi negativamente come incapace, sfortunato, indegno di
amore, difettoso, a fronte di errori e mancanze che appartengono alla vita di tutti i giorni.
•
Negativismo: mantenere l’attenzione costantemente puntata su ciò
che manca per essere felici o soddisfatti di sé stessi e della propria vita.
La Psicoterapia Cognitiva e Comportamentale è attualmente considerato
dalle linee guida internazionali il trattamento di prima scelta per la cura della
depressione. L’uso di
psicofarmaci è necessario come supporto alla
psicoterapia solo in caso di depressione severa. Gli obiettivi della Psicoterapia
Cognitivo Comportamentale della depressione sono: imparare a controllare la
ruminazione, ridurre il ritiro dalle attività, acquisire un atteggiamento
realistico e autoconsolatorio più che autocritico e autopunitivo, ridurre la
fissazione dell’attenzione sugli aspetti negativi di sé e della propria vita.