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Dott.ssa Elena Sirotti
Psicologa
Psicoterapeuta
Via Lazzaro Spallanzani, 32 Modena
389.0623124
info@elenasirotti.it

“Più rabbia verso il passato conservi nel tuo cuore, meno capace sei di amare il presente.”
Barbara De Angelis

Conosciamo le nostre emozioni
La rabbia
La rabbia è una emozione tipica, considerata fondamentale da tutte le teorie psicologiche. Essendo un'emozione primitiva, essa può essere osservata sia in bambini molto piccoli che in specie animali diverse dell'uomo. Le numerose ricerche compiute sui comportamenti di specie diverse dall'uomo, hanno dimostrato che l'ira e le conseguenti manifestazioni aggressive sono determinate da motivi direttamente o indirettamente legati alla sopravvivenza dell'individuo e delle specie. Gli animali spesso attaccano perché qualcosa li spaventa oppure perché vengono aggrediti da predatori, per avere la meglio sul rivale sessuale, per cacciare un intruso dal territorio o per difendere la propria prole. Negli uomini invece, i motivi alla base di un attacco di rabbia riguardano maggiormente la frustrazione di attività che erano connesse con l'immagine e la realizzazione di sé. Lo scopo in questo caso sembra più rivolto a modificare un comportamento che non si ritiene adeguato. L'arrabbiarsi, motivando chiaramente le motivazioni dello scontento, sembra infatti essere una procedura per ottenere un utile cambiamento.

Quindi, insieme alla gioia e alla tristezza, la rabbia è una tra le emozioni più precoci. Essendo l'emozione la cui manifestazione viene maggiormente inibita dalla cultura e dalle società attuali. Moltissimi risultano essere i termini linguistici che si riferiscono a questa reazione emotiva: collera, esasperazione, furore ed ira rappresentano lo stato emotivo intenso della rabbia; altri invece esprimono lo stesso sentimento ma di intensità minore, come: irritazione, fastidio, impazienza.
Per la maggior parte delle teorie la rabbia rappresenta la tipica reazione alla frustrazione e alla costrizione, sia fisica che psicologica. La rabbia nasce dal mancato raggiungimento di uno scopo a causa di qualcosa o di qualcuno. Ancor più delle circostanze concrete del danno, quello che più pesa nell'attivare un’emozione di rabbia sembra cioè essere la volontà che si attribuisce all'altro di ferire e l'eventuale possibilità di evitare l'evento o situazione frustrante. Insomma ci si arrabbia quando qualcosa o qualcuno si oppone alla realizzazione di un nostro bisogno, soprattutto quando viene percepita l'intenzionalità di ostacolare l'appagamento.

Le sensazioni soggettive più frequenti possono essere: la paura di perdere il controllo, l'irrigidimento della muscolatura, l'irrequietezza ed il calore. La voce si fa più intensa, il tono sibilante, stridulo e minaccioso. L'organismo si prepara all'azione, all'attacco e all'aggressione. Le variazioni psicofisiologiche sono quelle tipiche di una forte attivazione del sistema nervoso autonomo simpatico, ossia: accelerazione del battito cardiaco, aumento della pressione arteriosa e dell'irrorazione dei vasi sanguigni periferici, aumento della tensione muscolare e della sudorazione. Gli studi sugli effetti dell'inibizione delle manifestazioni aggressive sembrano indicare che chi non esprime in alcun modo i propri sentimenti di rabbia tende a viverli per un tempo più lungo.

Quali sono le funzioni della rabbia?
Le modificazioni psicofisiologiche che si manifestano attraverso la potente impulsività e la forte propensione all'agire con modalità aggressive sono funzionali alla rimozione dell'oggetto frustrante. La rabbia è sicuramente uno stato emotivo che aumenta nell'organismo il propellente energetico utilizzabile per passare alle vie di fatto, siano queste azioni oppure solo espressioni verbali. La rimozione dell'ostacolo che si oppone alla realizzazione del bisogno può avvenire sia attraverso l'induzione della paura e la conseguente fuga sia mediante un violento attacco.

Quando la rabbia diventa patologica
Quando non riesci ad esprimere adeguatamente la rabbia e la espelli con aggressività, puoi notare com’è frequente subirne gli effetti negativi nelle tue relazioni con gli altri, creando rotture e venendo visto come “una persona con la quale non si può parlare” o attraendo ritorsioni di vario genere. In questo modo la tua rabbia non viene “sfogata” in modo liberatorio, ma va ad accumularsi e tu puoi restarne imprigionato. Se soffri di rabbia cronica devi sapere che questo rappresenta un rischio reale per la tua salute, non solo psicologica, ma anche fisica: molti studi hanno dimostrato un’associazione elevata tra rabbia, aggressività e malattie cardiache, ipertensione e disturbi coronarici.

Ci possono poi essere altre circostanze in cui non riesci a modulare adeguatamente la tua rabbia: quando non sai esercitare un giusto controllo su di essa, se ti trovi in un momento di incertezza o vulnerabilità, vai a spostare il tuo tentativo di controllo sugli altri, attuando spesso modalità manipolative nelle tue relazioni.

Se non sai trattenerti dal fare un’azione nociva per te o per gli altri, e questa è una modalità che ti accompagna di frequente, è probabile che tu soffra di un disturbo del controllo degli impulsi, quali il gioco d’azzardo, la cleptomania o la piromania ecc. Non riesci a trattenerti, rimandando la gratificazione dei tuoi bisogni ad un momento più opportuno, ed agisci sulla spinta di un impulso che ti dà una ricompensa immediata: una forma di piacere, che può essere di vario tipo, che, purtroppo, altrettanto rapidamente svanisce.

Ci sono poi circostanze opposte: sei una persona che non esprime in nessun modo la propria rabbia perché convinto che sia un’emozione sbagliata di per sé, inaccettabile, o che tu non ne abbia il diritto. Anche in questo caso sei portato a trattenere più del dovuto questa tua emozione e non puoi elaborare in modo fisiologico la tua rabbia: con il tempo è facile che reagirai a quelle situazioni in grado di innescare la tua rabbia con passività ed impotenza, anziché esprimendo adeguatamente motivando le tue ragioni. Ci si può rivolgere ad uno psicologo quando queste difficoltà diventano persistenti, croniche e limitano la vita sociale e lavorativa della persona
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