Conosciamo le nostre emozioni
La rabbia
La rabbia è una emozione tipica, considerata
fondamentale da tutte le teorie psicologiche.
Essendo un'emozione primitiva, essa può essere osservata sia in bambini molto piccoli che in specie animali diverse dell'uomo.
Le numerose ricerche compiute sui comportamenti di specie diverse dall'uomo,
hanno dimostrato che l'ira e le conseguenti manifestazioni aggressive sono determinate da
motivi direttamente o indirettamente legati alla sopravvivenza dell'individuo e delle specie.
Gli animali spesso attaccano perché qualcosa li spaventa oppure perché vengono aggrediti da predatori,
per avere la meglio sul rivale sessuale, per cacciare un intruso dal territorio o
per difendere la propria prole.
Negli uomini invece, i motivi alla base di un
attacco di rabbia riguardano maggiormente la frustrazione di attività che
erano connesse con l'immagine e la realizzazione di sé. Lo scopo in questo
caso sembra più rivolto a modificare un comportamento che non si ritiene adeguato.
L'arrabbiarsi, motivando chiaramente le motivazioni dello scontento,
sembra infatti essere una procedura per ottenere un utile cambiamento.
Quindi, insieme alla gioia e alla tristezza, la rabbia è
una tra le emozioni più
precoci. Essendo l'emozione la cui manifestazione viene maggiormente
inibita dalla cultura e dalle società attuali. Moltissimi risultano essere i
termini linguistici che si riferiscono a questa reazione emotiva: collera,
esasperazione, furore ed ira rappresentano lo stato emotivo intenso della
rabbia; altri invece esprimono lo stesso sentimento ma di intensità minore,
come: irritazione, fastidio, impazienza.

Per la maggior parte delle teorie
la rabbia rappresenta la tipica reazione alla
frustrazione e alla costrizione, sia fisica che psicologica. La rabbia nasce dal
mancato raggiungimento di uno scopo a causa di qualcosa o di qualcuno.
Ancor più delle circostanze concrete del danno,
quello che più pesa
nell'attivare un’emozione di rabbia sembra cioè essere la volontà che si
attribuisce all'altro di ferire e l'eventuale possibilità di evitare l'evento o situazione frustrante.
Insomma ci si arrabbia
quando qualcosa o qualcuno si
oppone alla realizzazione di un nostro bisogno, soprattutto quando viene
percepita l'intenzionalità di ostacolare l'appagamento.
Le sensazioni soggettive più frequenti possono essere: la paura di perdere il
controllo, l'irrigidimento della muscolatura, l'irrequietezza ed il calore. La
voce si fa più intensa, il tono sibilante, stridulo e minaccioso. L'organismo si
prepara all'azione, all'attacco e all'aggressione. Le variazioni psicofisiologiche
sono quelle tipiche di una forte attivazione del sistema nervoso autonomo
simpatico, ossia: accelerazione del battito cardiaco, aumento della pressione
arteriosa e dell'irrorazione dei vasi sanguigni periferici, aumento della
tensione muscolare e della sudorazione. Gli studi sugli effetti dell'inibizione
delle manifestazioni aggressive sembrano indicare che
chi non esprime in
alcun modo i propri sentimenti di rabbia tende a viverli per un tempo più lungo.
Quali sono le funzioni della rabbia?
Le modificazioni psicofisiologiche che si manifestano attraverso la potente
impulsività e la forte propensione all'agire con modalità aggressive sono
funzionali alla
rimozione dell'oggetto frustrante. La rabbia è sicuramente
uno stato emotivo che aumenta nell'organismo il propellente energetico
utilizzabile per passare alle vie di fatto, siano queste azioni oppure solo espressioni verbali.
La rimozione dell'ostacolo che si oppone alla realizzazione
del bisogno può avvenire sia attraverso l'induzione della paura e la
conseguente fuga sia mediante un violento attacco.
Quando la rabbia diventa patologica
Quando non riesci ad esprimere adeguatamente la rabbia e la espelli con aggressività,
puoi notare com’è frequente subirne gli
effetti negativi nelle
tue relazioni con gli altri, creando rotture e venendo visto come
“una
persona con la quale non si può parlare” o attraendo ritorsioni di vario genere.
In questo modo la tua rabbia non viene “sfogata” in modo
liberatorio, ma va ad accumularsi e tu puoi restarne imprigionato. Se soffri
di rabbia cronica devi sapere che questo rappresenta
un rischio reale per la
tua salute, non solo psicologica, ma anche fisica: molti studi hanno
dimostrato
un’associazione elevata tra rabbia, aggressività e malattie
cardiache, ipertensione e disturbi coronarici.
Ci possono poi essere altre circostanze in cui non riesci a modulare
adeguatamente la tua rabbia: quando non sai esercitare un giusto controllo
su di essa, se ti trovi
in un momento di incertezza o vulnerabilità, vai a
spostare il tuo tentativo di
controllo sugli altri, attuando spesso modalità
manipolative nelle tue relazioni.
Se non sai trattenerti dal fare un’azione nociva per te o per gli altri, e questa
è una modalità che ti accompagna di frequente, è probabile che tu soffra di
un
disturbo del controllo degli impulsi, quali il gioco d’azzardo, la
cleptomania o la piromania ecc. Non riesci a trattenerti, rimandando la
gratificazione dei tuoi bisogni ad un momento più opportuno, ed agisci sulla
spinta di un impulso che ti dà una
ricompensa immediata: una forma
di
piacere, che può essere di vario tipo, che, purtroppo, altrettanto rapidamente svanisce.
Ci sono poi
circostanze opposte: sei
una persona che non esprime in nessun
modo
la propria rabbia perché
convinto che sia un’emozione sbagliata di
per sé, inaccettabile, o che tu non ne abbia il diritto. Anche in questo caso
sei portato a trattenere più del dovuto questa tua emozione e
non puoi
elaborare in modo fisiologico la tua rabbia: con il tempo è facile che reagirai
a quelle situazioni in grado di innescare la tua rabbia con
passività ed
impotenza, anziché esprimendo adeguatamente motivando le tue ragioni.
Ci si può rivolgere ad uno psicologo quando queste difficoltà diventano
persistenti, croniche e limitano la vita sociale e lavorativa della persona