La “Medicina di Genere” (MdG) è lo studio dell’influenza delle differenze biologiche (definite dal sesso) e socio-economiche e culturali (definite dal genere) sullo stato di salute e di malattia di ogni persona. La MdG applica degli indicatori, che determinano l’unicità dell’individuo, biologici, psico- sociali, economici e culturali sull’espressione clinica delle malattie e sulla risposta alle terapie. Per numerose patologie ortopediche, vi è una diversa prevalenza tra uomini e donne; fattori anatomici, genotipici, etnici e legati alle differenze di genere possono impattare sulla patogenesi e sul trattamento di diversi quadri morbosi quali artrosi, osteoporosi, neuropatie e disordini muscolari. I risultati funzionali e il tasso di complicanze possono essere differenti nei due sessi/generi dopo procedure chirurgiche ortopedico-traumatologiche.
La MdG è dunque una scienza multidisciplinare che mira ad indagare l’influenza delle variabili biologiche, psico-sociali, economiche e culturali sull’espressione clinica di determinati quadri morbosi e sulla risposta ad uno specifico protocollo terapeutico. Il fine ultimo della MdG è quello di attuare, in un’ottica di medicina di precisione, un iter diagnostico-terapeutico genere-specifico, al fine di ottimizzare il risultato clinico.
Dati epidemiologici, clinici e di medicina sperimentale evidenziano l’esistenza di differenze nell’incidenza e nella progressione di moltissime patologie comuni a uomini e donne, anche in termini di prognosi e di stima di sopravvivenza.
Sono state dimostrate differenze nei meccanismi patogenetici, nella risposta alle terapie e negli eventi avversi ad esse associati.
Le proprietà infiammatorie degli ormoni sessuali sembrano contribuire agli esiti diversi in termini di complicanze quali sindrome da disfunzione multiorgano e sepsi dopo grandi traumatismi. La storia naturale e progressione della scoliosi idiopatica giovanile sono tradizionalmente correlate alla trasmissione familiare femminile e al menarca, mentre le curve atipiche più rigide e severe sono riscontrate nel sesso maschile, con un più alto tasso di fallimento del trattamento ortesico o della correzione chirurgica in quest’ultimo.
L’osteoporosi colpisce prevalentemente le donne in post-menopausa, ma è una minaccia anche per gli uomini. Difatti, l’assenza di programmi di screening e di percorsi diagnostico-terapeutici dedicati ai pazienti di sesso maschile con fattori di rischio comporta una sottostima della prevalenza di questa patologia nella popolazione maschile. Inoltre, è opportuno considerare che i farmaci attualmente utilizzati nel trattamento dell’osteoporosi sono stati studiati prevalentemente nella popolazione femminile, dando luogo a problematiche di inappropriatezza prescrittiva nel sesso maschile.
L’incidenza di fratture del femore prossimale è molto più alta tra le donne che tra gli uomini: ciò è in parte dovuto ai cambiamenti del metabolismo osseo nelle donne in post-menopausa ma anche perché le donne vivono un terzo della loro vita dopo la menopausa stessa. Nonostante le donne siano, con l’avanzare dell’età, a maggior rischio di frattura da fragilità, gli uomini tendono a sviluppare più complicanze ed avere una prognosi più severa. La vasta letteratura internazionale con follow-up ultraventennale nel campo dell’artrosi e della chirurgica protesica articolare comincia a fornirci dati significativi in merito ai risultati clinico-funzionali e alle complicanze variabili tra uomini e donne in termini di diversi fattori di rischio e indicatori di sesso/genere.
Per quanto concerne la gonartrosi, ad esempio, Elboim-Gabyzon et al. hanno osservato nelle pazienti di sesso femminile punteggi
significativamente peggiori degli items della scala WOMAC che indagano il dolore, la rigidità articolare e la routine quotidiana,
in assenza di una differenza significativa della performance nei test funzionali, rispetto ai pazienti di sesso maschile. A queste differenze di natura biologica,
corrisponde una diversa percezione dello stato di salute ed una diversa risposta clinica e comportamentale al trattamento terapeutico.
La prevalenza maggiore della lombalgia nelle donne dopo la menopausa e nelle donne sposate rappresenta un fattore di rischio
per la sindrome metabolica nella donna.
Il trattamento conservativo della sciatalgia potrebbe essere gravato da un recupero più lento nella donna, rispetto all’uomo.
Nelle fratture vertebrali toraco-lombari sono stati riscontrati risultati migliori al follow-up a 12 mesi, in termini di rachialgia, disabilità e qualità di vita nell’uomo.
La frattura del collo del femore è più frequente nella donna over-75. L’uomo, in media, riporta la frattura in età più giovane, ma presenta un maggior numero di comorbidità rispetto alla donna ed una mortalità maggiore a 2 anni.
Ad un anno dall’intervento di artroprotesi d’anca , le donne percorrono in media distanze più brevi ed hanno più frequentemente bisogno di assistenza durante la deambulazione e l’esecuzione delle faccende domestiche.
- Per quanto riguarda le artroprotesi di ginocchio le donne potrebbero provare un dolore più intenso nel post-operatorio. Il genere femminile è un fattore di rischio per la dimissione non-a-domicilio.
È evidente, quindi che, per le più comuni patologie ortopediche, quali artrosi, osteoporosi, fratture, neuropatie, vi sia una diversa prevalenza e incidenza tra uomini e donne; inoltre fattori anatomici, morfologici e/o genotipici legati al sesso/genere e alle diverse etnie possono impattare sul trattamento di diverse patologie. È documentato anche quanto siano diversi i risultati funzionali e il tasso di complicanze dopo diverse procedure chirurgiche e che i gruppi di minoranza etnica e le donne vadano incontro con meno frequenza a prestazioni chirurgiche, sia di osteosintesi che di elezione.
È necessario quindi che anche gli standard di Evidence Based Medicine si adeguino all’ottimizzazione della ricerca nell’ottica della MdG per tendere sempre più a una medicina di precisione e ottenere un decisivo miglioramento nell’offerta di salute per il mondo femminile, maschile e/o di uno specifico sottogruppo di popolazione.
La MdG in campo ortopedico va considerata come l’opportunità di decidere sulla base delle non più trascurabili differenze, e quindi ottimizzare, la prevenzione, i percorsi diagnostici-terapeutici, le tecnologie di cui disponiamo, laddove è dimostrato che la condizione di malattia in oggetto, il recupero e il ritorno allo stato di benessere si verificano diversamente nei due sessi/generi.